La classe non è acqua. E forse l'umanità nemmeno.
Oggi sono andato al supermercato vicino casa. Una giornata come tante, niente di particolarmente interessante. Ormai le mie giornate sono una strana combinazione di intelligenze artificiali, codice, colleghi, problemi da risolvere e ticket da evadere. A volte ho l'impressione che il mio mondo sociale si sia ristretto parecchio.
Però oggi è successo qualcosa che mi ha fatto sorridere.
Davanti al supermercato c'è un personaggio che incontro abbastanza spesso. È un senzatetto, ha i suoi problemi, probabilmente anche qualche dipendenza, ma a me sta simpatico. Non sono uno che distribuisce aiuti a chiunque incontri per strada, ma con lui si è creato un rapporto particolare. Ogni tanto gli compro qualcosa: sigarette, birra, qualche volta anche da mangiare. Non gli do soldi, preferisco comprargli direttamente quello che mi chiede.
Oggi mi aveva chiesto di prendergli due birre. Sono entrato, ho fatto la spesa e, visto che ne stavo comprando dieci per me, ho pensato di prendergliene una terza. Perché no?
Quando sono uscito era contentissimo. Gli ho consegnato le birre e abbiamo cominciato a parlare. A un certo punto mi ha chiesto se portavo camicie, perché voleva regalarmene qualcuna.
Ora, bisogna sapere che io non sono esattamente un esempio di eleganza. Mi vesto in maniera piuttosto trasandata, diciamo che il mio guardaroba non è una priorità esistenziale.
Quindi gli ho risposto ridendo:
«Ah, si vede proprio che mi vesto di merda, eh?»
Lui ha cercato subito di glissare, perché evidentemente non voleva offendermi. Ma avevo capito benissimo che la sua proposta era sincera.
Gli ho chiesto perché non vendesse quelle camicie, magari potevano essergli utili quei soldi.
«Ma no, io non vendo le cose che mi regalano».
Questa risposta mi ha fatto un po' di tenerezza. C'è qualcosa di bello in questa forma di riconoscenza, nel voler conservare il valore di qualcosa che qualcun altro ti ha dato.
Gli ho spiegato che probabilmente non mi sarebbero andate bene, perché io sono piuttosto grasso e lui invece è magro. Gli ho anche detto: «Guarda che poi ci sto male io, tu invece stai bene!»
E a quel punto lui mi guarda e mi fa:
«Allora, ti posso fare una battuta? La classe non è acqua!»
Siamo scoppiati a ridere, ci siamo scambiati il pugnetto, il classico saluto amichevole, e ci siamo salutati.
Ecco, tutto qui.
Nessuna grande storia, nessun gesto eroico, nessuna morale da impartire a qualcuno.
Però, pensandoci, credo che sia stato il momento più piacevole della mia giornata.
Mi ha fatto sorridere una persona che probabilmente molti guarderebbero con diffidenza, o semplicemente fingerebbero di non vedere. E invece ci siamo scambiati qualche parola, una battuta, un piccolo gesto di amicizia.
Non ho particolari problemi a frequentare persone che vivono ai margini della società. Anzi, a volte trovo in loro una spontaneità e un'umanità che faccio più fatica a incontrare altrove. Non voglio generalizzare, naturalmente, ma so che lui, nel suo piccolo, mi è simpatico davvero.
E poi c'è una cosa che mi è rimasta in testa: secondo me quelle camicie me le vuole regalare sul serio. Prima o poi probabilmente me le porterà.
Magari non saranno della mia taglia, magari sembrerò ancora più trasandato di prima, ma penso che accetterò volentieri il gesto.
Perché oggi, tra dieci birre, tre birre regalate, una battuta sulla classe e un pugnetto di saluto, ho avuto qualcosa che non si compra al supermercato.
Un piccolo momento di umanità.
E, per quanto mi riguarda, oggi è già abbastanza.


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