Il Knam abbandonato

Image by Prema Purna from Pixabay
Sta tenendo banco in queste ore la vicenda di Ernst Knam, noto pasticcere tedesco diventato celebre dalle nostre parti anche come volto televisivo. Durante le riprese dell'ultima stagione di Bake-off Italia, Knam ha dichiarato in maniera inaspettata di essere stato "abbandonato" da tutta la sua brigata di pasticceri, impiegati da anni nello storico laboratorio milanese.
Una serie di dimissioni di massa che avrebbero costretto Knam e il suo storico socio a chiudere addirittura bottega per un mese, nell'attesa di reintegrare il personale mancante dopo una serie di colloqui lampo. Il tutto sarebbe partito, sempre secondo le ricostruzioni del pasticcere, da un "mela marcia", che avrebbe convinto tutti gli altri colleghi a seguire la sua strada di abbandono volontario del lavoro.
Possibile che un singolo elemento abbia avuto così tanto peso sugli ex colleghi da indurli addirittura alle dimissioni? O forse tra il personale che lavorava con Knam stava covando sotto la cenere già da diverso tempo un malessere piuttosto marcato?
Dopo qualche giorno di attacchi da parte del titolare è finalmente arrivata la risposta dei dipendenti e, spoiler, le cose, secondo questa versione, non starebbero esattamente come raccontate dal tedesco. Knam aveva parlato sostanzialmente di mancanza di passione da parte delle nuove generazioni, legate all'orario classico di lavoro e non più disposte a compiere nemmeno i minuti di straordinario necessari per completare le preparazioni.
Secondo il personaggio televisivo la scarsa propensione agli straordinari dei suoi dipendenti, e in generale di tutti coloro che lavorano nella ristorazione, starebbe rappresentando "la morte del settore". Lui, da giovane, avrebbe passato anche diciotto ore di fila in laboratorio, durante il periodo della gavetta, senza pretendere un centesimo in più della sua paga.
In poche parole, pur senza pronunciarla esplicitamente, sembrerebbe che in azienda girasse la solita manfrina ripetuta a pappagallo da molti datori di lavoro, per cercare di porre pressione sui dipendenti: "Hai un lavoro, ti pago lo stipendio, ritieniti fortunato e fai quello che ti dico. Altrimenti, lì c'è la porta e una fila di persone pronta a prendere il tuo posto".
Un giochino che di solito, obtorto collo, funziona, almeno fin quando non si tira la corda così tanto da spezzarla. Ed è proprio quello che sembra essere accaduto nel laboratorio di Knam, a giudicare dalla lettera firmata da un gruppo di ex dipendenti e recapitata nella redazione del sito specializzato Cook List.
In essa, gli ex collaboratori di Knam lamentavano condizioni lavorative poco piacevoli. Gli straordinari richiesti, ad esempio, non si limitavano affatto ai pochi minuti citati dal pasticcere e inoltre, in determinati periodi dell'anno, rappresentavano una prassi, venendo retribuiti solo saltuariamente.
Il personale avrebbe lavorato poi spesso in sotto numero, aumentando la pressione e il carico lavorativo sulle spalle dei dipendenti, senza ricevere alcun tipo di gratificazione o riconoscimento. Insomma, un film già visto in diverse realtà lavorative del nostro Paese, compresa quella in cui il sottoscritto ha lavorato per quasi due decenni, prima di compiere la medesima scelta dei dipendenti di Knam.
Il dibattito che si aperto nell'opinione pubblica, in seguito alla vicenda, ha ribadito ancora una volta le posizioni di due schieramenti contrapposti: quello capeggiato dalle generazioni più adulte, tendenzialmente trascinate dall'idea che ai giovani manchi la "dedizione al lavoro", tipica di qualche decennio addietro, e quello di questi ultimi, che pretenderebbero un giusto bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata.
Potendomi collocare nel mezzo, la mia idea è una sintesi di entrambe. Fare polemica o lamentarsi di uno straordinario improvviso di qualche decina di minuti, magari resosi necessario per esigenze dell'ultima ora, è non solo sciocco, ma anche controproducente.
Tuttavia, quando la richiesta di straordinari diventa una sorta di prassi, tanto da guardare male il dipendente che stacca all'orario concordato (specialmente se questi sforzi non vengono retribuiti), è sintomo che il rapporto di lavoro si sta pericolosamente sbilanciando. E uno sbilanciamento, in qualsiasi tipo di rapporto, non porta solitamente a nulla di buono.
Nel caso in questione, la Knam s.r.l. ha dichiarato nel 2024 un fatturato di oltre due milioni e mezzo di euro, con utili che a fine esercizio hanno sfiorato i duecentomila euro. Davvero sarebbe stato un problema pagare regolarmente gli straordinari o, in alternativa, assumere un paio di collaboratori part-time nei momenti di maggior impegno, per sgravare le spalle dei dipendenti?
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