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in Italy • 4 years ago (edited)

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Photo by Sergio Fabara Muñoz from Madrid, Spain, CC BY-SA 2.0, attraverso Wikimedia Commons


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Una delle poche certezze della vita è che il tempo passa inesorabile e che, per quanto tutti noi tendiamo a desiderare il contrario, rimane impossibile da fermare. Del resto, come diceva il Petrarca in una delle sue poesie più belle del Canzoniere (dal titolo Chi vuol veder quantunque pò Natura), "cosa bella e mortal passa, e non dura", proprio come vanno sfiorendo, col passare degli anni, le varie abilità di ciascuna persona.

Nemmeno i grandi calciatori, per quanto pensino sempre a sé stessi come invincibili macchine di guerra, possono sottrarsi a questa democraticissima legge della natura, sebbene quelli più in gamba, capaci spesso di preservare il proprio fisico meglio degli altri, siano riusciti a prolungare la carriera anche oltre quello che sarebbe stato lecito aspettarsi.

Alcuni di essi, consapevoli della relativa brevità della carriera di un professionista, scelgono di spremere il limone fino all'ultima goccia di succo rimasta, magari procurandosi qualche contratto milionario in tornei minori in giro per il mondo; altri invece non si rassegnano, e convinti di poter sempre fornire le prestazioni viste nel momento più alto della carriera, sono alla continua ricerca di top team e di accordi con cifre da capogiro.

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Alla prima categoria appartengono i vari Del Piero e Chiellini, emigrati entrambi in un altro continente per provare, in un calcio dal livello inferiore, a mantenere inalterato il livello delle prestazioni, o calciatori come Gigi Buffon, tornato a Parma anche in Serie B in onore al debito di riconoscenza verso il club che lo aveva lanciato nel grande calcio.

L'altra faccia della medaglia invece è rappresentata da atleti come Zlatan Ibrahimovic, convinto a quarant'anni suonati e con un ginocchio stremato da mille battaglie di meritare ancora la palma simbolica di calciatore più forte del mondo (che non gli è appartenuta nemmeno negli anni più brillanti), ma soprattutto Cristiano Ronaldo, che a dispetto di prestazioni sul campo in continuo calando non appare volersi rassegnare agli effetti negativi del passare del tempo.

Continuando a ritenere piuttosto inverosimile un interessamento concreto della Roma nei confronti del cinque volte Pallone d'Oro, e ancora meno credibile l'ultimo accostamento letto oggi sui giornali italiani con il Napoli (ve lo vedete De Laurentiis che paga un giocatore venti milioni di euro all'anno?), a quanto pare Cristiano Ronaldo sembra aver rotto definitivamente gli indugi e aver chiesto ufficialmente al Manchester United la cessione.

Le cose in Premier League non sono andate come CR7 sperava. Finito in una squadra piuttosto mediocre, incapace di lottare per obiettivi importanti (un po' come la Juventus, che aveva appena abbandonato proprio per gli stessi motivi), l'asso portoghese si è ritrovato praticamente per la prima volta in carriera sbalzato fuori dalla qualificazione all'edizione successiva della Champions League.

Per quel poco che abbiamo imparato a conoscerlo in Italia, il fenomeno portoghese non ama mettere in discussione le proprie prestazioni, tendendo ad attribuire le colpe di ogni insuccesso della squadra a compagni e allenatore. Durante i tre anni di esperienza alla Juventus è risultato difficile offrire al fenomeno di Madeira una rosa all'altezza delle sue immense qualità, ma spesso anche CR7 ci ha messo del suo, intristendosi e isolandosi dal resto del gruppo, invece di prenderlo per mano da buon leader.

Cristiano Ronaldo non si rassegna a credere tuttavia di non poter più, a trentotto anni suonati, fare la differenza ad alti livelli, e ha deciso di cambiare aria per la seconda volta in due anni, affidando il compito al proprio procuratore, Jorge Mendes, di trovargli una sistemazione adeguata al suo nome. Si è vociferato di interessamenti da parte del Bayern Monaco e del Chelsea, ma difficilmente i due club sceglieranno di accollarsi lo stipendio monstre del portoghese.

Non mi stupirei che alla fine anche per il capitano dalla Nazionale lusitana si facesse strada l'opzione "cuore", che lo porterebbe a trasferirsi allo Sporting Lisbona, per tornare a fare magie in un campionato, come quello portoghese, dai ritmi decisamente più lenti che in Premier League. E nemmeno che, in quel caso, accettasse un riduzione dell'ingaggio, o una spalmatura dello stesso in più anni. Al cuor non si comanda.


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Pure Petrarca ahahahah! Considerando che sti mega campioni saranno si miliardari ma ignoranti, se effettivamente qualcuno gli facesse leggere Petrarca si eviterebbero le figure becere che fanno! La verità è che ne i soldi ne la popolarità possono niente contro gli anni che passano, almeno in quello la vita è democratica ahahaha!

Eh si... Al tempo che passa non c'è rimedio, anche se qualche "illuminato" sta provando in tutti i modi a rendere l'uomo quasi immortale, ma sono tentativi contro natura, destinati a fallire 😉